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5 consigli per ottimizzare una campagna di viral marketing.

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come ottimizzare il viral marketingIl viral marketing, per intenderci qualsiasi campagna email basata sul concetto del “passaparola”, è recentemente oggetto di attenzione su quasi tutti i mezzi di comunicazione. Questo tipo di campagne, che incitano i destinatari di un messaggio promozionale ad inoltrare lo stesso ai propri amici, si sono accaparrate opinioni sia positive che negative tra consumatori, difensori della privacy ed esperti del settore.

Al nocciolo della questione vi sono preoccupazioni come ad esempio l’invio di email indesiderate, pero’ seguendo attentamente alcune tattiche di viral marketing sará possibile evitare reazioni negative ed ottenere un eccellente Return on Investment (ROI) poichè questo ci permette raggiungere, attraverso il messaggio promozionale, un pubblico ben piu’ ampio del target group iniziale.

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SEO: quello che alcuni sviluppatori trascurano

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Gli sviluppatori web sono coloro che materialmente costruiscono il web giorno dopo giorno, e fortuna che ci sono! Nonostante l’indubbio valore del loro lavoro sembra stranamente che tuttora alcuni di essi mostrino una singolare miopia per quanto riguarda alcuni aspetti della SEO. Certo, molti elementi di SEO sono ormai patrimonio comune, ma altri sembrano non essere affatto scontati. Quali sono?

Web analytics.  Un buon pacchetto di strumenti di analisi è essenziale per ogni attività di marketing web, non solo per misurare i risultati e per comprendere come il sito viene trovato e utilizzato, ma anche perché nelle fasi iniziali di ogni nuova campagna l’accesso ai dati storici è di valore inestimabile. Eppure è sorprendente notare quanti siti, grandi e piccoli, ancora oggi vengono lanciati senza il minimo supporto di web analytics.

URL semantici. Un URL semantico è sostanzialmente un indirizzo di pagina che sia leggibile e fornisca informazioni utili. Ad esempio una pagina relativa a “camicie rigate” dovrebbe essere www.esempio.com/camicie-rigate mentre troppo spesso si vedono ancora indirizzi come www.esempio.com/index.php?page_id=46 Naturalmente questo avviene perché la seconda versione è quella più semplice da inserire, ma è catastrofico per la SEO: avere le keyword nell’URL è forse il più importante elemento singolo della ottimizzazione in pagina ed è molto meglio pensarci prima, poiché cambiarlo una volta che il sito è online diventa un fastidio molto maggiore.

Mappe del sito XML. Nonostante le mappe del sito non abbiano un impatto SEO di enorme importanza va considerato che sono molto semplici da configurare e non costano nulla, quindi vale comunque la pena di utilizzarle. Sebbene non sia un problema costruirle manualmente è generalmente consigliabile utilizzare uno dei numerosi strumenti disponibili, soprattutto se il sito è dinamico e aggiornato spesso.

Controllo dell’indicizzazione. Se il sito è di grandi dimensioni Google non lo indicizzerà mai per intero:ora,  sebbene non sia possibile indicare a Google quali sono esattamente le pagine che si vorrebbero indicizzate è però possibile indicare quali sicuramente non si vogliono indicizzare. Questo si ottiene con il meta tag in testa alla pagina

[meta name="robots" content="noindex,follow" /]

Naturalmente in un piccolo sito sarà possibile fare questa configurazione manualmente, ma nel caso di un sito grande e complesso è opportuno poterla controllare attraverso il  sistema di gestione dei contenuti (CMS, Content Management System)

Reindirizzamenti 301. Incredibilmente, molti ancora ne trascurano l’importanza. Non solo è fondamentale che le pagine di una versione più vecchia siano reindirizzate al sito nuovo e attivo, è importante che il CMS sia in grado di creare automaticamente i reindirizzamenti ogni volta che dovesse capitare di rimuovere o modificare l’URL di una pagina, cosa che prima o poi inevitabilmente accadrà, se sul sito si lavora attivamente.

Velocità del sito. Molti tra i duri e puri del codice sono ossessionati dalla velocità: questa è una buona cosa, anche perché la velocità del sito ora fa parte degli algoritmi di ranking di Google (anche se per il momento non ha una parte primaria). Il problema è che gli elementi che che più influiscono sulla velocità hanno in genere poco a che fare con il codice in quanto tale, ma piuttosto con aspetti quali l’ottimizzazione delle richieste http, la combinazione e compressione dei file esterni, il caricamento asincrono dei JavaScript, l’utilizzo dei cookie, ecc. Se la velocità non riesce ad essere ottimale ci sono molti strumenti che possono essere utili per valutare le prestazioni di un sito e suggerire migliorie, come ad esempio la suite Google’s Page Speed. Vale la pena lavorarci, perché l’incremento della velocità può far ottenere risultati sorprendentemente migliori.

Implementare questi elementi di base fin dall’inizio vuol dire partire col piede giusto: significa avere un sito che funziona come un meccanismo ben oliato, lasciando il tempo e il modo di occuparsi delle attività più interessanti e produttive quali il link building e la creazioni di grandi contenuti.

 

 

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Web analytics, otto miti sfatati

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Chiunque abbia lavorato nel campo del marketing online e del web analyticsweb analytics avrà sentito ripetere nel corso del tempo affermazioni che non hanno alcun riscontro reale: sono dei veri e propri miti, che è meglio cercare di  sfatare.

1. I software gratuiti funzionano bene tanto quanto i più conosciuti a pagamento

Sono molte le ragioni per cui quella di un prodotto per web analytics gratuito può essere una scelta sbagliata:

• il livello del servizio: cosa succede se il software si inceppa? Se usufruite di un servizio di web analytics a pagamento avete qualcuno a cui rivolgervi, altrimenti potete solo aspettare che tutto torni a posto e sperare che nessun dato vada perso
• la proprietà dei dati: gratuito non significa senza conseguenze, qualcuno che paga c’è sempre, e anche senza costi diretti per voi il problema della proprietà dei dati si pone. I servizi di analisi web forniti dalle aziende consentono di portare i dati con voi, se lo desiderate
• la privacy: solo le soluzioni proposte dalle aziende garantiscono privacy e sicurezza mediante accordi e contratti che proteggono entrambe le parti
• la personalizzazione: con i servizi gratuiti la personalizzazione è sempre limitata, gli strumenti a pagamento sono costruiti appositamente per essere personalizzati nell’ottica del business

2. Il parametro fondamentale è solo questo

Capita di sentir dire che il tasso di abbandono è il re di tutti i parametri analitici, o che questo o quest’altro sono i dati fondamentale mentre gli altri sono solo corollari. La realtà è che nessuno conosce un business meglio di chi lo pratica, e che la cosa migliore è costruire un sistema di parametri di misurazione configurato e tagliato su misura, che raccolga ed evidenzi i dati specifici di cui la vostra attività ha bisogno.

3. I rapporti devono essere sintetici e schematici

Sebbene la sintesi sia un obiettivo auspicabile nella produzione di qualsiasi contenuto, è estremamente difficile condensare dati analitici, diagrammi e interpretazioni in una mezza pagina che sia realmente utile. Molto meglio procedere per gradi, da una sintesi molto ampia che serva a presentare l’analisi nel suo insieme, dettagliando via via fino ad arrivare a quei particolari analitici più minuziosi che possano essere di effettiva e concreta utilità per chi si occupa della clientela.

4. L’intuito nella valutazione è più importante dei dati

Talvolta invece basta anche un solo dato chiave per prendere decisioni anche rilevanti. Ad esempio: l’azienda dovrebbe fare in modo che IE6 sia supportato nel prossimo redesign, considerando che i costi per incorporarlo e svilupparlo sono davvero molto alti? In questo caso basta che un solo dato evidenzi come soltanto il 2% dei visitatori degli ultimi sei mesi proviene da IE6, e la decisione è già presa.

5. I visitatori unici sono persone reali

Il parametro che indica i visitatori unici è uno dei più abusati in assoluto: quello che in realtà viene conteggiato è il numero dei cookie permanenti nei browser. I visitatori unici non corrispondono ai browser, né ai singoli individui, né ai computer.

6. I codici degli strumenti analitici riducono le performance del sito

Qualunque codice riduce le prestazioni: basta introdurre un solo codice in una pagina vuota e questo aumenterà il suo tempo di caricamento e di esecuzione. Detto ciò, ci sono personalizzazioni che rendono molto più efficiente la raccolta dei dati: la valutazione va fatta caso per caso, bilanciando i benefici che l’aggiunta di un codice può offrire con gli aspetti negativi che potrebbe portare il non averlo.

7. Tutti i dati provenienti da diverse fonti devono corrispondere

Spesso chi si dichiara pratico di web analytics non ha basi solide nella teoria della statistica e non si rende conto appieno che pretendere che ogni raccolta di dati da ogni fonte corrisponda a tutte le altre è impensabile. Sono molti i fattori che contribuiscono alla oggettiva inaccuratezza dei dati web analitici, tra cui:

• la compatibilità del browser con il codice JavaScript utilizzato da ogni fornitore dei servizi
• l’accettazione dei cookie
• il deterioramento dei dati, in ricezione, esecuzione e trasmissione
• le funzioni del server per la memorizzazione, lo scripting e la configurazione
• le regole per filtri e processi

Non è importante focalizzarsi sull’accuratezza del singolo numero, quanto individuare correttamente le tendenze e assicurarsi che i risultati abbiano rilevanza statistica prima di arrivare a conclusioni. E non dimenticare di essere sempre trasparenti riguardo alle limitazioni insite nel web analytics.

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